Il calendario fatto da
Romolo e corretto da
Pompilio aveva l'anno che durava 355 giorni (12 lunazioni) per cui era necessario inserire un mese in più che durava 20 giorni calcolato in modo del tutto approssimativo.
Questo calendario però slittava con le stagioni, per cui
Giulio Cesare (46 a.C.) dovette "rimettere le cose a posto" con un anno di 90 giorni in più (chiamato "
anno della confusione") e trasformare il calendario da lunare a solare: con l'aiuto dell'astronomo
Sosìgene, Cesare valutò che l'anno durava circa 365,25 giorni.
Per compensare lo 0,25 in più si aggiunse un giorno al calendario ogni 4 anni, inserendolo nel mese di febbraio e chiamando l'
anno in questione
bisestile.
Giulio Cesare stabilì l'inizio dell'anno il 1° gennaio e la durata dei mesi di 30-31 giorni tranne febbraio che ne aveva 28-29 (l'anno bisestile raddoppia il 24 febbraio).
Questo calendario venne chiamato "
Giuliano" e si fece adottare alle varie regioni dell'impero romano.
In realtà un anno dura esattamente 365,2422 giorni.
Per questo piccolo scarto il calendario slittava di 0,78 giorni il secolo.
Se questo calendario fosse arrivato ai giorni nostri sarebbe slittato solo di 13 giorni.
Giulio Cesare voleva ripristinare l'ordine fra
calendario e
astronomia per migliorare la vita sociale, con un errore tollerabile di 1 giorno ogni 100 anni, per cui la vita sociale non ne risentisse.