Orologio romano:
una clessidra ad acqua

Clessidra romana ad acqua di Ctesibi



Per gentile concessione di: Ferruccio Russo

La giornata dei Greci e dei Romani, al pari della nostra era sempre di 24 ore, 12 per il dì dall'alba al tramonto e 12 per la notte dal tramonto all'alba. Per ovvia conseguenza la loro durata mutava nel corso dell'anno: le diurne da un minimo di 45 minuti circa nel solstizio d'inverno, ad un massimo di circa 75 minuti in quello d'estate; le notturne l'opposto. Solo negli equinozi, i due valori coincidevano in 60 minuti.

Clessidra ad acqua Ctesibio, uno dei massimi scienziati dell'antichità, progettò e costruì nel I secolo d.C. un orologio ad acqua, o clessidra, capace d'indicare automaticamente tale escursione.
In dettaglio funzionava mediante uno stillicidio tra due recipienti. Il livello dell'acqua nel superiore era mantenuto costante per la regolarità del deflusso. Nell'inferiore, invece, si innalzava lentamente in 24 ore. Con l'acqua saliva un galleggiante e scendeva il contrappeso vincolatogli con una catenella, il cui andirivieni poneva in rotazione un indice in ragione del trascorrere del tempo. Dopo 24 ore un sifone esauriva l'acqua riavviando il ciclo, fatto coincidere con un intero giro dell'indice.
La variazione della durata dell'ora fu risolta variando il centro del quadrante rispetto all'asse dell'indice. Per cui la sua rotazione ne scandiva uno sviluppo minimo se più vicino al bordo e uno massimo se più lontano, determinando per conseguenza l'allungarsi e il contrarsi delle ore. Allo scopo Ctesibio elaborò un variatore di eccentricità azionato da una ruota a 365 denti, mossi uno al giorno da un arpione della catena del galleggiante. A rendere facilmente leggibile l'ora in qualunque mese, provvedevano i 6 anelli concentrici del quadrante ed i loro 16 raggi, 12 per le ore diurne e 4 per le notturne raggruppate in altrettante vigilie. La clessidra indicava pure sulla sua corona esterna fissa il giorno ed il relativo mese con il rispettivo segno zodiacale, tramite una seconda lancetta fissata alla ruota dentata.

Di clessidre del genere ne vennero costruite moltissime, alcune in grado anche di emettere un segnale acustico. Quanto alla precisione così stigmatizzava Seneca: a Roma non ti posso dire l'ora esatta; è più facile conciliare fra loro i filosofi che accordare fra loro gli orologi!

La tavola è tratta da "Indagine sulle Forche Caudine - immutabilità dei principi dell'arte militare"
Rivista Militare, Roma 2006 di Flavio e Ferruccio Russo
Presto sarà pubblicata in un apposito capitolo su di un volume sulla Storia della Tecnologia Romana







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