L'organo motore è l'energia dell'orologio

Negli orologi meccanici l'energia necessaria per il funzionamento del movimento può essere ricavata da un peso o da una molla.

La trasformazione dell'energia sviluppata dal peso è il metodo più efficace per erogare forza al movimento dal momento che risulta sempre costante.

Ovviamente un orologio con i pesi non è trasportabile, quindi si è dovuto progettare un altro tipo di forza adatta a questo scopo: la soluzione si è trovata con l'energia ricavata da una molla, impiegata oltre che negli orologi da polso, anche in quelli fissi.

Negli orologi al quarzo e negli orologi sonori l'energia è costituita da una fonte elettrica (generalmente una pila).


L'organo motore ha molti più compiti di quanto si possa pensare:

  • mantenere in oscillazione l'organo regolatore
  • mantenere costante l'ampiezza d'oscillazione dell'organo regolatore
  • sviluppare un'energia il più possibile costante
  • superare gli attriti dovuti all'ingranamento fra gli ingranaggi
  • vincere tutti gli attriti dei perni che ruotano nelle boccole
  • superare le difficoltà dovute al moto alternato del ruotismo (è più gravoso far partire un moto che mantenerlo in movimento)


Per questi motivi, le varie parti dell'orologio sono trattate in modo del tutto particolare rispetto al resto della meccanica tradizionale (ad esempio le automobili) perché troppo costosi o inapplicabili:

  • le ruote sono leggerissime per facilitare le continue ripartenze
  • i denti sono sagomati per ottimizzare il loro scorrimento, lavorando superficialmente, riducendo al minimo l'attrito e scongiurando l'impuntamento
  • i perni sono molto sottili e lucidati a specchio
  • il diametro dei fori è maggiore di quello dei perni
  • l'esigua forza impiegata permette una minore resistenza meccanica dei denti, quindi si può ridurre ulteriormente lo spessore delle ruote, diminuendo così il peso dell'ingranaggio
  • il gioco dei denti è talmente ampio da essere improponibile nel resto della meccanica tradizionale
  • le boccole sono in rubino sintetico che ha un attrito minore con l'acciaio dei perni, rispetto all'ottone


Grazie a tutti questi accorgimenti, la forza erogata risulta piuttosto contenuta, la quale, deve essere la più ridotta possibile per evitare la troppa usura (ma ricordiamoci anche dello spazio disponibile in un orologio da polso).

Tutte queste accortezze sarebbero inutili in mancanza di oli appropriati, senza i quali l'orologio si potrebbe addirittura fermare.

Non è possibile quantificare la forza che deve produrre l'organo motore: nonostante si possa calcolare, in via teorica, la forza che deve arrivare all'organo regolatore, non siamo in grado di trovare quella assorbita dagli attriti delle ruote.