L'orologio automatico di Breguet

L'orologio a carica automatica di Breguet



Anche il più grande maestro orologiaio di tutti i tempi, s'interessò agli orologi automatici, non risparmiandosi sul numero e sulla qualità delle sue invenzioni in merito.
Breguet, per le costruzioni dei suoi automatici, esclude il sistema della molla più forte a causa dell'usura e anche il sistema di Perrelet perché non funziona nel taschino.

Il suoi "perpetui" (li chiama così perché si dovevano ricaricare da soli) avevano una massa oscillante che faceva su e giù in senso verticale; tale movimento si trasformava in moto rotatorio, che giungeva ai bariletti che si ricaricavano.
Diciamo "bariletti" perché ne usa due in quasi tutti i suoi "perpetui", i quali agivano entrambi, in posizioni opposte, sulla ruota di centro (in questo modo si ha meno usura sul perno).
La ricarica avveniva in un solo senso, diversamente da quello di Perrelet.

Sorprendente è lo spessore dei suoi automatici: notevolmente sottili (grazie al calibro di Lépine) non creavano brutti gonfiori al panciotto, per questo molto apprezzati dai consumatori.
Negli automatici di all'ora la massa occupava molto spazio: per ottenere un simile spessore doveva essere rimpicciolita ed eliminato il più possibile lo spazio tra essa e il fondello.
Proprio per questo ultimo accorgimento, la massa poteva andare a sfregare il fondo dell'orologio; Breguet per risolvere il problema face emergere leggermente un rullino o una piccola sfera dalla massa, in modo che l'attrito che si poteva presentare, da radente si trasformasse in volvente.

Orologi da cavaliere

Nelle prime costruzioni la massa oscillante era ovoidale ed in seguito a scudo, sostenuto da un braccio orizzontale rispetto alle posizioni verticali che poteva assumere l'orologio nel taschino.
Sull'asse di rotazione fu posto un bariletto d'equilibrio con lo scopo di mantenere la massa al centro del suo arco di rotazione.
Questo dispositivo rendeva particolarmente sensibile la massa ad ogni piccolo movimento dell'orologio.
A fine corsa della massa si trovavano due molle ad arco per aumentare il numero d'oscillazioni.

All'epoca il mezzo più diffuso era il cavallo, quindi l'orologio subiva movimenti piuttosto energici; per evitare urti troppo forti sulle mollette di fine corsa, queste ultime avevano a metà un rilievo che serviva ad ammortizzare l'urto: le molle in cima si flettevano fino a che la massa non andava a contatto contro i rilievi flessibili.

Gli orologi di Breguet erano chiamati "da cavaliere" proprio perché molto apprezzati da costoro, i quali riuscivano a far raggiungere all'orologio automatico la piena carica...
proprio qui nacque il problema di come bloccare la massa in questa pericolosa situazione.
La persistente ricarica, infatti, può portare addirittura alla rottura dei componenti del sistema automatico e dell'organo motore.
Si risolse con un sistema a croce di malta più delle leve che andavano a bloccare la massa oscillante al momento opportuno, cioè al raggiungimento della piena carica.

Gli orologi automatici prodotti dal 1780 al 1823 furono solo 30 in confronto ai migliaia prodotti in totale, a causa del loro costo molto elevato.

La quantità e la qualità delle invenzioni di Breguet sono notevoli; per questo non potevamo che riservargli un'altra pagina relativa alle invenzioni sorte insieme ai suoi orologi automatici.




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