La lubrificazione

Grazie ad un'adeguata revisione periodica dell'orologio, possiamo ridurre notevolmente i danni derivanti dall'usura.

Quando la meccanica viene rimontata, dopo essere stata pulita a dovere, avviene la lubrificazione a nuovo.
In questa fase ogni specifico punto, viene lubrificato con la quantità e l'olio adatto.

Tutto ciò si fa per ridurre gli attriti rendendo più scorrevoli le superfici a contatto e di conseguenza, la riduzione dell'usura stessa.

Il compito del lubrificante (olio o grasso) è quello di ridurre gli attriti e quindi l'usura, mantenendo le prestazioni cronometriche dell'orologio intatte.

Non si è ancora scoperto il lubrificante ottimale per questo scopo.


In ogni caso, la lubrificazione una volta fatta è destinata a decadere col tempo (come del resto è stato per quella precedente).

Oltre che dagli agenti esterni, lo sporco nasce e si sviluppa proprio all'interno dell'orologio: quando la meccanica è in funzione si formano comunque delle scorie metalliche d'usura, nonostante una precedente e corretta revisione.
Si pensi, ad esempio, all'attrito radente privo di lubrificazione che esiste tra una ruota e un pignone.
Le scorie si formano addirittura dall'inizio della vita degli ingranaggi: la macchina che li ha tagliati avrà lasciato delle bave di lavorazione e solo le grandi marche le eliminano con la lappatura o trattamenti similari.
Queste bave sono le prime a staccarsi aggiungendosi alla morchia.

È chiaro che tutti questi problemi possono essere risolti solo con una pulizia radicale.

Se si pone l'olio su una parte non del tutto pulita, si altererà più velocemente; per di più quello stesso punto è asciutto dalla nuova lubrificazione.

Quale olio usare

Il costruttore dell'orologio, spesso, suggerisce un determinato olio, non perché lo produce lui ma perché è il più adatto alla meccanica in questione.

Un orologiaio, infatti, ha molti tipi diversi di oli secondo i vari calibri, alternanze, ecc.

La posa del lubrificante

La quantità d'olio da collocare è molto rilevante: con troppa si disperde nella meccanica, mentre troppo poca porta più velocemente al deperimento delle proprietà dell'olio.
Si può oliare con l'oliatore o l'oliatore automatico; l'importante generalmente è che l'olio non superi la metà dell'incavo.

Tensione superficiale

La tensione superficiale dipende dalle forze di coesione: le molecole più esterne, ad esempio di una goccia, tendono a creare un "velo" che racchiude tutte le molecole senza farle disperdere.

La tensione superficiale varia anche dal fattore esterno su cui è appoggiata la goccia o in cui è posta.
La goccia deve avere una forma adatta per non scivolare via e non disperdersi.
Per mantenere la goccia nella sua forma ottimale e a lungo, si immergono i pezzi nell'epilame perché così acquistano la sua tensione superficiale.

Per risolvere i problemi di attriti, usura e lubrificazione ci sono 2 soluzioni:

la prima è sostituire periodicamente gli oli almeno ogni 2 anni (con una revisione completa), cosa che alla maggior parte delle persone non apprezza perché non conosce quanto detto finora;

la seconda è ritardare il decadimento degli oli ponendo la meccanica in una cassa impermeabile, proteggendola dall'aria e agenti esterni, portando in questo modo a 5-6 anni il giusto periodo da una revisione all'altra.

Un po' di storia

All'inizio si usava l'olio d'oliva ma non dava dei gran risultati a causa degli agenti inquinanti dell'aria e dalle caratteristiche di capillarità dell'olio stesso. Inoltre se ne poteva applicare poco visto il tipo di costruzione della piastra.

Per questo si iniziò a cercare un olio perfetto (la ricerca è tuttora in atto) sperimentando gli oli vegetali, animali e miscelati.
Lo scopo era (ed è) quello di trovare uno insensibile alle particelle dell'aria e purificato da quelle interne.

Alla fine del 1800 si scoprirono quelli minerali (ottenuti dal petrolio) più stabili ma meno lubrificanti.

Il lubrificante perfetto

Le caratteristiche del lubrificante perfetto sono:

  • stabilità chimica, resistenza alle sostanze inquinanti dell'aria
  • mancanza d'aggressività, non deve alterare l'ottone e l'acciaio
  • tendere a permanere stabilmente, non deve migrare a causa della sua capillarità
  • insensibilità termica, non deve venire più denso con il diminuire della temperatura
  • ridotta volatilità, non deve evaporare alle temperature cui è sottoposto
  • coefficiente d'attrito basso e stabile nel tempo
  • deve combattere l'usura combinata
  • non deve far diminuire l'ampiezza d'oscillazione anche con grande umidità

I vari oli

Gli oli animali e vegetali hanno un buon potere lubrificante ma si degradano velocemente, per questo motivo non sono più utilizzati, neanche miscelati con quelli minerali.

Gli oli minerali si stanno evolvendo sempre più perché hanno stabilità chimica e durano a lungo, purtroppo però hanno un coefficiente d'attrito molto alto, non sono molto efficaci contro l'usura e non assicurano grandi ampiezze d'oscillazione in certe condizioni.

In sostanza gli oli di derivazione animale e vegetale sono più lubrificanti ma meno duraturi, mentre quelli sintetici meno lubrificanti ma più duraturi.

Negli ultimi anni si stanno cominciando ad utilizzare i grassi: sono composti da "saponi fibrosi" che legano il lubrificante.
Quello contenente il bisolfuro di molibdeno sembra il migliore, in particolar modo negli scappamenti ad alta frequenza.